Un'azienda che utilizza un'architettura lake house in Amazon Redshift desidera che gli utenti accedano all'editor di query di Redshift con un provider di identità (IdP) di terze parti. In qualità di ingegnere dei dati, qual è il primo passo per configurare questo metodo di autenticazione?
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Risposta corretta: Registrare l'IdP di terze parti come provider di identità dall'interno di Amazon Redshift..
Perché questa è la risposta
Il primo passo per configurare l'autenticazione tramite un provider di identità (IdP) di terze parti per Amazon Redshift è registrare l'IdP direttamente all'interno di Amazon Redshift. Questa operazione viene eseguita tramite la console di Redshift o l'API, dove si specificano i dettagli dell'IdP, come l'URL del metadata del provider. Questa registrazione permette a Redshift di fidarsi dell'IdP e di accettare le asserzioni SAML o OpenID Connect per autenticare gli utenti. Le altre opzioni sono scorrette perché: Registrare l'IdP nelle "impostazioni di configurazione del cluster Redshift" è troppo generico e non specifica il meccanismo corretto. La registrazione avviene specificamente come provider di identità. Registrare l'IdP con AWS Secrets Manager o AWS Certificate Manager (ACM) non è il metodo diretto per configurare l'autenticazione IdP per Redshift. Secrets Manager gestisce segreti e credenziali, mentre ACM gestisce certificati SSL/TLS; nessuno dei due è il servizio primario per la federazione di identità con Redshift.
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